Paolo si è portato il ventilatore al cesso.
Ok il caldo torrido e blablabla, ma a tutto c'è un limite.
Tralasciando queste meravigliose novità stagionali, probabilmente questo sarà il mio ultimo post prima che parta di nuovo. Vado in Francia con mio padre, a farmi linciare dai fan di Zidane. Ma se è sopravvissuta la mia friend Vale, posso farcela anch'io, no?
Niente ritratti neanche oggi. Fantastico. Rimanda a domani quello che puoi fare oggi, dice il saggio.
E ora vi lascio, avrei altri argomenti con cui tediarvi, ma i tre film demenziali visionati oggi con la Pustola mi hanno lasciato i neuroni (1 e mezzo, per la precisione) intorpiditi. Addio.
Ok qui ci vuole un nuovo post perchè il blog sta cominciando a decomporsi.
Parliamo di Mirabilandia, meta prestabilita per festeggiare il compleanno della Puffina, insieme alla solita brigata, esclusa la Puzzona che peraltro ha osato lamentarsi, tralasciando il fatto che se la stava spassando a Disneyland Paris.
Insomma: io, la festeggiata, la Chiarina, la Sceida (puzzona anche lei), l'Elisa, e l'immancaBILE Bà!
Le più temerarie, cioè io e la Bà, sono riuscite a convincere le altre a salire sul famigerato Katun, detto anche Piedi-Spenzoloni. Dopodichè eravamo tutte drogate di questa fantastica macchina da tortura, l'abbiamo riprovata fino allo sfinimento e a giramenti di testa per nulla piacevoli.
Tralasciamo i cori di insopportabili PO-PO-PO-PO-PO-PO-PO udibili ovunque e i significati onirici di certi tatuaggi... La fauna di Mirabilandia è ghiotta di truzzi e amenità simili.
Scottanti rivelazioni mi hanno turbato l'esistenza, come il misterioso venezuelano che ha tolto la Sceida dal mirabolante mondo dei single.
GhostVille, la nuova attrazione che dovrebbe provocare incubi del giorno dopo e traumi perenni, è una stronzata, come prevedibile. Ti schiaffano su un carretto vacillante e lasciano che esso vaghi tra mummie che più finte non si può e zombie ambulanti (quelli sono veri, ma eravamo noi a mettere fifa ai poveracci, ridendo sguaiatamente e facendo "BU!").
Non potevano mancare Niagara e simili, anche loro ripetuti fino allo stremo, con la Bà che insisteva per rimanere vestita dalle unghie dei piedi in su. Avrebbe fatto prima a mettersi un Burqua, o come accidenti si scrive.
Da ricordare anche il bimbo scheletrico identico a Draco... Che gnocco che era! (no, non sono pedofila)
Insomma, giornate esaltanti, non c'è che dire. E adesso si ritorna alla dura realtà, quell'urlo di Munch dipinto solo a metà comincia a fissarmi con aria di rimprovero.
Altre Photine:




Camy1988 ha sbattuto fragorosamente la testa contro il muro e da essa sono fuoriuscite parole apparentemente senza senso alle 11:32 -
domenica, luglio 23, 2006
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life,
cazzate,
photos
Porta pantaloni mimetici, scarpe adidas consumate all’osso.
Una t-shirt larga per nascondere quei chili che si accumulano settimana dopo settimana. I suoi capelli sono grigi, ma lui si sente ancora un diciottenne. Ha due figlie, ma adesso è come se non esistessero. Un dettaglio.
La moglie l’ha lasciato, lo odia. A guardarlo si direbbe che non si sia fatto la barba da giorni.
Forse puzza anche un po’, non saprei dirlo con precisione e nemmeno mi interessa troppo. Quel che è certo è che si sta lasciando andare.
Ieri sera è piombato qui, mentre ero in bagno ad asciugarmi i capelli. Ho sentito il campanello suonare, Paolo e mia madre che borbottavano concitati, e mi è bastato fare 2 più 2 per capire chi era tornato da noi. Sono rimasta chiusa in bagno fin quando i capelli non hanno cominciato a gonfiarsi, poi mi sono decisa ad affrontare la realtà; ovvero: quale orrido spettacolo mi si sarebbe presentato davanti agli occhi?
Ecco, lo sento in cucina che traffica. Apre sportelli, mangia cereali Fitness che tanto fitness non sono, se oggetto d’abbuffata. Potrebbero prenderlo per la pubblicità, quelli della Nestlè; se volessero suicidarsi finanziariamente… Poco fa è venuto in camera mia per usare il computer, voleva andare sul sito della sua band preferita, il cui batterista è appena morto. Aveva in mano un Buondì ancora chiuso.
Doveva andarsene stamattina, mentre mia madre usciva per andare al lavoro lui fingeva di prepararsi. Poi è rimasto qui, ad ascoltare cd.
Mi si è presentato un uomo depresso, né più né meno. Rassegnato ed egoista, triste e strafottente.
L’ho salutato e non ho chiesto spiegazioni, avevo già sentito le loro conversazioni dal bagno. Origliare non è carino, ma spesso ti risparmia grossi fastidi.
Gli hanno rubato il motorino, il suo unico mezzo di trasporto qui in Italia. Testa di cazzo. Si è fatto rubare praticamente l’unica cosa di valore che aveva. Non se l’era nemmeno pagato da solo.
Vorrei urlargli contro, dirgli di svegliarsi, dirgli che sa solamente lamentarsi, perché quello che gli altri fanno per lui NON è MAI ABBASTANZA. Ma poi lo vedo in faccia e penso “E’ già ridotto di merda così. Non posso dirgli niente che non sappia già.”. Un po’ mi fa pena. Ma mi fanno più pena le sue figlie.
Ora se n'è andato. Vado in cucina a verificare i danni.
Camy1988 ha sbattuto fragorosamente la testa contro il muro e da essa sono fuoriuscite parole apparentemente senza senso alle 12:25 -
martedì, luglio 11, 2006
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life,
sfoghi
Facciamoci forza e sforziamoci di scrivere un resoconto che renda giustizia alla wonderful vacanza da cui siamo tornate ieri.
Sveglia alle 4, il giorno dopo il mio ultimo post...
Annaspo alla ricerca delle ultime cosucce da cacciare nello zaino, con i miei tipici occhi cisposi di prima mattina. Mentre attendo alla fermata del 25, qualche sporadico marocchino mi guarda strano, come se stessi facendo qualcosa di losco... Arrivo alla stazione tutta sola e arrancante con il mio trolley (con chiusura spaccata da mia madre in un raptus, quando non si ricordava più la combinazione). Arrivano le mie polle con i rispettivi genitori (mia madre e Paolo figuriamoci se si alzavano dal letto per accompagnarmi), saluto rincoglionita ma con un entusiasmo malcelato dal sonno, perchè è la prima settimana che passerò in completa libertà con delle amiche, senza adulti tra le palle.
Bene, tanti saluti alle mamme chiocce, si parte!
Primo evento: il peso del contenuto schiacciato a forza dentro la mia valigia si fa sentire subito, così che appena sceso il primo sottopassaggio, rimango letteralmente con la maniglia in mano. Gli dei non mi odiano ancora del tutto e per fortuna il mio meraviglioso bagaglio possiede un altro appiglio che mi consentirà di non doverlo portare in braccio per il resto della vacanza.
Dopo che le altre hanno finito di rotolarsi per terra e di scattarmi foto infelici, ci facciamo forza e prendiamo il primo dei nostri 3 treni, diretto a Parma. Cominciamo a risvegliarci, e nel tragitto ascoltiamo musica dei nostri ipod con le casse della Puffina, disturbando allegramente tutti i passeggeri.
Quando finalmente arriviamo alla stazione di Corniglia, mi rendo conto che il tragitto per arrivare in paese è un po’ più lungo di quel che ricordavo, fatto sta che dopo nemmeno 2 minuti dietro di me comincio a sentire urla di sofferenza, bestemmie da parte di donne con gli anfibi rivolte ovviamente alla sottoscritta, tragici “quanto manca?”, e vedo la Puffa cadere a terra come una tartaruga che per guscio ha un immensa sacca da viaggio. Dopo aver sudato come … boh, non credo sia possibile che un animale sudi così, arriviamo alla fresca casetta quasi in riva al mare.
Da qui comincia la nostra mirabolante avventura, dopo esserci rifocillate con focaccia e pizza scendiamo la lunga scalinata che porta alla spiaggia e, come consigliato da ogni medico, ci tuffiamo felici e con la pancia piena. Io imparo finalmente a tuffarmi di testa senza spanciare, grazie al consiglio semplice e diretto della provetta nuotatrice Vale “guardati la pancia!”, la Puffa disegna sulle rocce misteriosi geroglifici, la Chiarina si distende sui sassi tipo lucertola. La sera decidiamo di sperimentare uno dei graziosi ristoranti, deliziate dalle dolci note di “Besame Mucho” cantata da nientepopodimenoche… Tonino de Sorbo! Un famosissimo cantautore a cui avremmo volentieri chiesto l’autografo e di cui la Vale si è subito innamorata (prima delle sue numerose infatuazioni).
A casa la prima sera siamo troppo stanche per bere seriamente, e andiamo a letto relativamente presto. Il giorno dopo, spesona a La Spezia, con gran gioia della Chiarina. Tutto l’occorrente: alcool, nutella, bolle di sapone, panna spray, e alcool. Più una serie di cibarie che tormenteranno me e la Vale perché alla fine della vacanza il frigo dovrà essere VUOTO e quindi saremo costrette all’ingrasso con la forza. Un macellaio truffatore spinge (non so come) le ingenue Vale e Puffa a comprare circa 400 kg di petto di pollo, che occuperà i miei incubi peggiori nei giorni seguenti. Fornite di quantità di cibo che basterebbero a sfamare il Burundi, quella sera ci diamo alla pazza gioia e diventiamo molto ciucche. Conseguenze: io mi metto lo scolapasta in testa, la Vale esibisce la piastra legata al collo e mi picchia con il mestolo, la Puffa rotola, i vicini bussano freneticamente proprio sul più bello. Io scappo a nascondermi in camera e profetizzo frasi sconnesse del tipo “ora chiamano la polizia coi cani!”, ordinando alle altre di aprire, ma siamo ognuna in condizioni più impresentabili dell’altra. Optiamo per una scelta bizzarra ma semplice. Fingere di essere scomparse nel nulla, spegnendo tutte le luci e parlando sottovoce come in chiesa. Non credo sia servito a molto.
Il giorno seguente in spiaggia facciamo un’esaltante amicizia: un simpatico bambino molesto di nome Alessio, che pretende di essere osservato e ammirato in ogni sua acrobazia acquatica. Io, la Vale e la Puffetta osiamo spingerci a nuoto fino alla famigerata Rupe dei Re, dalla quale ci tuffiamo (solo io e la Pustola) con grande soddisfazione. Saranno stati 7-8 metri circa, un record!
La sera stessa realizziamo la nostra utopia: i tuffi di notte (pic1, pic2, pic3, pic4), a nostro rischio e pericolo. Non prima di esserci esibite in danze scomposte (pic1, pic2) sul molo, però.
Il giorno seguente, 4/7/2006, con grande disappunto mio e della Vale, Puffetta e Chiarina ci hanno portate praticamente di peso a vedere la partita al bar perché il nostro modernissimo tv black&white non prendeva rai1. Serata passata a giocare al game boy (pokemon argento, da vere nerd) per la disperazione, e a tifare Germania (tiratemi pure i pomodori, ma quanto mi sta sul cazzo la nazionale italiana…) per ricevere infine una cocente delusione. Diciamo che ho affogato i dispiaceri nell’alcool, a forza di cicchetti e baileys. Il giorno seguente, trovo una piacevole sorpresa attaccata alla porta di casa. Una lettera semi-minatoria da parte del vicino, LIVIO. Un omaccione somigliante a Paolo, pelato e panciuto, che ribadiva con un italiano alquanto preoccupante il concetto “io-lavoro-voi-no-quindi-fate-meno-casino”. Ora che ci penso, non ricordo se qualcuna di noi l’ha portata con sé a Bologna come ricordino o se nella fretta di fare i bagagli l’abbiamo lasciata lì. Spero vivamente nella prima opzione, non vorrei che i miei la trovassero tornando a Corniglia. Vabbe’, ora ho questa pulce nell’orecchio.
Ad ogni modo, abbiamo cordialmente risposto che avremmo fatto più attenzione. Infatti la sera dopo abbiamo ubriacato nuovamente la Puffa, dopo Una mamma per amica…
Da non dimenticare l’emozionante visione di Tetty (ragazzino dai capelli rossicci con due meravigliosi meloncini maturi) in spiaggia e i sogni erotici della Vale sul suo eroe Batman.
Gran finale l’ultima sera, con la cena al ristorante Cecio e pettegolezzi vari per estinguere la malinconia dell’imminente partenza.
Uff, ho finito. Che fatica...
Camy1988 ha sbattuto fragorosamente la testa contro il muro e da essa sono fuoriuscite parole apparentemente senza senso alle 14:49 -
sabato, luglio 08, 2006
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